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Simone Vellei

👨 Senior Backend Developer at Cybus | ☁️ Cloud Adept | 🐧Linux/IoT Expert | 🏝️ Full-remote Addicted

Linear Regression in Go

L’analisi dei big data e il parallelo sviluppo dell’intelligenza artificiale sono i protagonisti delle innovazioni tecnologiche di quest’ultimo decennio. Chi approccia lo studio della materia, tuttavia, avrà prima o poi a che fare con il linguaggio Python che, usato spesso in ambito accademico, rappresenta il punto riferimento grazie alla disponibilità di una serie di librerie, tool e veri e propri framework per la manipolazione dei dati.

Sebbene, in molti casi, l’uso di tali strumenti è inserito all’interno di procedure batch o offline , non possiamo escludere che alcuni servizi cloud possano necessitare di processi avanzati per la manipolazione dati on demand. In questo caso uno dei linguaggi più usati in ambito backend Cloud è Go.

Smartworking non è welfare

La pandemia Covid ha segnato un passaggio storico nel mondo del lavoro, da necessità a virtù, il periodo è stato laboratorio sperimentale di mutamenti sociali e tecnologici. Il fenomeno Great Resignation negli USA ne è uno degli effetti, propagatosi anche nel vecchio continente assieme a quel movimento che viene comunemente chiamato YOLO Economy, rappresenta la tendenza al cambiamento lavorativo a favore di un migliore bilanciamento work-life.

In Italia, sebbene il legislatore parli chiaramente di lavoro Agile, si tende ad usare il termine smartworking in maniera indiscriminata e a volte erronea quando ci si riferisce ad un lavoro esercitato fuori ufficio. Parliamoci chiaro, esclusi rarissimi casi, quello sperimentato di fretta e furia durante il lockdown è stato tutto fuorché lavoro agile. Aziende e dipendenti si sono trovati catapultati all’interno di una situazione nuova e difficilmente gestibile. Nella maggioranza dei casi, il cosiddetto smartworking, si è rivelato un tele-lavoro: PC collegato (nelle migliori delle ipotesi) in VPN con l’azienda e rispetto degli orari di lavoro e pause pranzo. Non c’è stato nulla di smart o di virtuoso in questa particolare gestione del lavoro.

L'illusione di Gantt

Se vi chiedessero “Quanto tempo si impiega per arrivare ad Amsterdam partendo da Roma viaggiando 🚶 a piedi?” sapreste fornire una stima accurata? Probabilmente potreste dare una sommaria valutazione, ma nella realtà, anche dopo qualche giorno di cammino, non sareste in grado di fornire dettagli esatti.

Nella gestione di un progetto spesso, il concetto espresso qui sopra, viene cristallizzato all’interno di una roadmap. Ed ecco che tempo, risorse e quantità di “cose da fare” finiscono inesorabilmente all’interno del famoso diagramma di Gantt. Risultato?

Interruzione Analisi Dati Covid

Basta!

Ho iniziato ad elaborare dati sulla pandemia a partire dagli ultimi mesi del 2020. Da quel momento, e con i pochi dati messi a disposizione dalla Protezione Civile e dalla Struttura Commissariale per l’emergenza, ho prodotto grafici cercando anche di rappresentare analisi con dati incrociati. Inoltre, relativamente alla mia regione Marche, ho anche prodotto contenuti originali sui dati di ogni comune in assenza di una vera e propria fonte.

Smartworking e sostenibilità

Alla corte di Federico da Montefeltro, nel pieno del Rinascimento italiano, appariva così la città ideale, specchio della cultura e della società del tempo. Oggi, nell’epoca dello smartwoking, mi sento di riflettere su due punti in merito:

🏠 Da tempo assistiamo al fenomeno di spopolamento dei piccoli borghi. Veri e propri gioielli italiani abbandonati a favore delle grandi città, dove si concentrano lavoro, servizi e relazioni. Del resto, in questi piccoli paesi spesso abitati esclusivamente da persone anziane legate al territorio, la richiesta di servizi e modernizzazione è quasi nulla. Questo circolo vizioso fra domanda e offerta, però, può essere rotto da un cambio di paradigma. Lo smartwoking permette di bilanciare in modo equilibrato vita e lavoro, astraendosi da spazio e tempo. Il mito del “abitare vicino al lavoro” presto svanirà e molte persone abiteranno dove più amano, favorendo anche la ripopolazione dei piccoli borghi.

Pranzo in Smartworking

Complice la bella giornata, mi concedo un pranzo con vista. A tenermi compagnia un libro sulla progettazione Agile.

Rifletto su due punti:

🍽️ Una delle “accuse” mosse contro lo smartworking è proprio nella gestione della pausa pranzo. La colpa? Non acquistare più il panino a 8€ del bar vicino all’ufficio. Vero! Ma contribuisco a fare lavorare produttori locali acquistando cibo più salutare e riesco a concedermi una serata in più al ristorante. È veramente così grave il bilancio finale?