# Il lavoro agile come abitudine

Non tutti i lavori sono remotizzabili. Inizio con questa **premessa**, forse per molti scontata, perché mi trovo ancora a confrontarmi sui social con persone che controbattono con tesi semplicistiche, cercando di pontificare su quali mansioni siano compatibili con il *lavoro agile*. Il mondo del lavoro non é mai stato così in **fermento** come ora e, grazie ad un’importante spinta tecnologica, possiamo affermare tranquillamente che i ragazzi di generazione Alpha svolgeranno mansioni che non sono state ancora nemmeno immaginate. Dall’altro lato lavori ripetitivi, o a basso valore aggiunto, sono continuamente oggetto di **automatismi**. Quindi sì, non tutte le mansioni sono compatibili con il *lavoro agile*, ma il trend dei lavori remotizzabili é in costante crescita.

Fatta questa dovuta premessa, nel prossimo futuro ogni azienda dovrà giocoforza strutturarsi per poter essere ***full-remote compliant***. L’esperienza di lavoro remoto legata al periodo emergenziale ha catapultato aziende e dipendenti nella **necessità** impellente di strumenti informatici che potessero permettere la comunicazione e il lavoro anche da casa. Tuttavia, la tempestività con cui le aziende hanno dovuto far fronte a tale richieste, ha **impedito** di concentrarsi su altri, altrettanto importanti, aspetti legati al *lavoro agile.* 

Come ho spiegato in un mio precedente articolo: *[il lavoro agile uccide](https://simonevellei.com/blog/posts/il-lavoro-agile-uccide/).* Il passaggio, forzato o meno, ad una modalità **distribuita**, perché non più centralizzata in ufficio, ma fortemente interconnessa, induce inevitabilmente a strutturare l’azienda in maniera opportuna, ed **uccidere** pratiche vecchie ed obsolete. Il *lavoro agile* non uccide la **cultura** aziendale, ma la mette a nudo, rivelandone le criticità. Va da sé che, inserire il *lavoro agile* in un contesto scarsamente organizzato o in assenza di una vera e propria metodologia progettuale, è altamente **rischioso**. Ed è quello che è accaduto nella stragrande maggioranza dei casi durante l’emergenza pandemica. Quali sono allora le prime accortezze da intraprendere per poter affrontare il **passaggio** in maniera efficace e indolore?

### Non un’eccezione, ma una (sana) abitudine

Secondo alcune teorie occorrono 21 giorni consecutivi, e senza interruzione, per **trasformare** un’attività in un’abitudine. Altri studi più recenti, invece, hanno dimostrato che ne occorrono 66 anche in maniera intermittente. Qualsiasi sia la vostra teoria preferita, dovete tenere conto che creare un’abitudine ha un **costo**. Se la frase “*abbiamo sempre fatto così*” vi costringe in un equilibrio statico, mettete in conto ulteriori costi per passare da *attrito radente* a *attrito volvente*. Rompere, infatti, i vecchi e consolidati schemi per **abbracciare** nuove pratiche ha bisogno di un *effort* iniziale molto importante, che tenderà, poi, a stabilizzarsi quando la *macchina* organizzativa sarà in moto.

Fatta questa premessa e, fissando come obiettivo l’approccio al *lavoro agile*, possiamo schematizzare la lista degli ingredienti per una ricetta ben riuscita:

- **Studiare.** Come per qualsiasi nuova “materia” il punto iniziale é lo studio dello stato dell’arte. Un mio [precedente articolo](https://simonevellei.com/blog/posts/12-indizi-che-dello-smartworking-non-hai-capito-nulla/) raccoglie 12 spunti di riflessione come base di partenza, ad ogni modo l’obiettivo è la presa di coscienza di **come** lavora un’azienda *full-remote*.
- **Pianificare.** Raccolte le idee e i dubbi, occorre iniziare a stilare un piano operativo, includendo quali settori aziendali saranno interessati, quali saranno le difficoltà tecniche o organizzative. Organizzare i vari step in una **timeline** con *milestone* può aiutare a tracciare i progressi.
- **Coinvolgere.** Il piano operativo, sia nella sua costruzione, sia nella sua implementazione deve necessariamente essere **condiviso** in maniera più ampia possibile. Questo processo di apertura, permetterà ad eventuali criticità di emergere nella fase iniziale e non durante l’attuazione.
- **Distruggere.** Se immaginate che l’attuale modalità progettuale, ammesso ce ne sia una valida, non funzioni con la nuova modalità *lavoro agile,* occorrerà avere il **coraggio** di eliminare ogni ostacolo al cambiamento.
- **Ricostruire.** Si inizia dalle fondamenta dell’azienda per poi risalire ai vari settori, tutto deve essere ricostruito attraverso una **progettazione** *agile* che sia di supporto al lavoro remoto.

Come si può bene immaginare l’inserimento del *lavoro agile* all’interno di un’organizzazione aziendale è un processo **complesso**, di cui questo articolo ne evidenzia alcune criticità. Oltre ad essere ampio, è un processo **continuo** nel tempo, perciò non si esaurisce nell’istante in cui si è pronti per l’implementazione. Dal mio personale punto di vista **non esiste** *lavoro agile* senza *progettazione agile*. La decentralizzazione del team necessita di una differente organizzazione, non più basata sulle ore, ma sugli obiettivi. Lo scopo ultimo rimane quello di migliorare la **produttività** aziendale e minimizzare lo **stress** dei dipendenti.

