Cinque riforme urgenti per uno stato laico e antifascista

In un’epoca in cui le democrazie occidentali si confrontano con crescente pluralismo religioso e culturale, la questione della laicità dello Stato torna al centro del dibattito pubblico. Il rapporto tra istituzioni pubbliche e confessioni religiose, modellato in Italia da accordi che risalgono al regime fascista, necessita di una profonda revisione per garantire pari dignità a tutti i cittadini, credenti e non credenti.
Propongo qui cinque riforme fondamentali che uno Stato autenticamente laico e antifascista dovrebbe considerare, partendo dal presupposto che laicità non significa ostilità verso la religione, ma piuttosto neutralità delle istituzioni e uguale trattamento per tutti.
1. Superare l’eredità del fascismo: abolire i patti lateranensi
È necessario dirlo con chiarezza: i Patti Lateranensi furono firmati l'11 febbraio 1929 tra Benito Mussolini e il cardinale Pietro Gasparri, rappresentante di Pio XI. Furono uno dei pilastri su cui il regime fascista costruì il proprio consenso, saldando trono e altare in un’alleanza che serviva agli interessi di entrambe le parti. La dittatura otteneva la legittimazione della Chiesa, la Chiesa otteneva privilegi e riconoscimenti.
L’Articolo 7 della Costituzione repubblicana, che recepisce questi accordi, rappresenta una contraddizione storica per uno Stato che si proclama democratico e antifascista. La revisione del 1984 ha limato alcuni aspetti più anacronistici, ma ha mantenuto intatta la struttura concordataria, perpetuando un sistema di privilegi nato sotto il fascismo.
Uno Stato autenticamente laico e antifascista deve avere il coraggio di voltare pagina. Serve sostituire il metodo pattizio ereditato dal Ventennio con un sistema di leggi ordinarie che garantiscano libertà religiosa e di culto a tutte le confessioni, senza distinzioni. Il principio deve essere quello cavouriano di “libera Chiesa in libero Stato”: nessun privilegio, nessuna sudditanza, ma completa separazione e reciproca indipendenza.
2. Abolire l'8 per mille: chi vuole Dio se lo prega e se lo paga
Il sistema dell'8 per mille è una finzione democratica. Le quote non espresse vengono redistribuite proporzionalmente, trasformando l’astensione in un finanziamento indiretto alla Chiesa cattolica. È un meccanismo che non trova giustificazione in uno Stato laico.
La soluzione esiste ed è applicata con successo in altri paesi europei. In Germania, Austria e Svizzera (ma anche Danimarca, Svezia, Finlandia ed altri paesi) vige la Kirchensteuer, la tassa ecclesiastica: chi dichiara di appartenere a una confessione religiosa paga direttamente per mantenerla, attraverso un prelievo fiscale esplicito e volontario. Chi non appartiene ad alcuna religione non paga nulla.
Questo sistema ha il merito della trasparenza e della responsabilità individuale. Chi vuole la propria chiesa, i propri preti, le proprie strutture religiose, contribuisce direttamente al loro mantenimento. Lo Stato si limita a fare da esattore, ma le risorse vanno solo a chi ha fatto una scelta consapevole. Nessun automatismo, nessun privilegio nascosto.
In Italia dovremmo abolire completamente l'8 per mille e introdurre un sistema analogo: una contribuzione volontaria e diretta alle confessioni religiose, riservata esclusivamente a chi dichiara esplicitamente di volerla sostenere. Chi vuole Dio se lo prega e se lo paga. Gli altri cittadini non devono finanziare culti a cui non appartengono.
3. Abolire l’ora di religione cattolica
L’insegnamento della religione cattolica nelle scuole statali è un retaggio concordatario che non ha più ragione di esistere. La scuola pubblica deve formare cittadini consapevoli, non fedeli di una particolare confessione. I docenti di religione vengono ancora oggi designati dai vescovi e pagati dallo Stato, un’anomalia che non trova paragoni in nessun altro ambito dell’istruzione pubblica.
È tempo di abolire definitivamente l’ora di religione cattolica e sostituirla con insegnamenti utili alla formazione di giovani cittadini. Due opzioni emergono come prioritarie:
Educazione Civica: un’ora dedicata alla Costituzione, ai diritti e doveri del cittadino, all’educazione alla legalità, alla comprensione delle istituzioni democratiche e dei meccanismi di partecipazione politica. In un paese dove l’astensionismo cresce e la cultura civica è in declino, questo insegnamento sarebbe fondamentale.
Educazione Affettiva e Sessuale: un’ora per affrontare temi cruciali come le relazioni, il consenso, la prevenzione della violenza di genere, l’educazione alla sessualità consapevole e rispettosa, il contrasto agli stereotipi e alle discriminazioni. Questioni che la scuola italiana affronta in modo frammentario e inadeguato, lasciando i giovani in balia di informazioni distorte.
Entrambi questi insegnamenti dovrebbero essere affidati a docenti selezionati tramite concorso pubblico statale, con programmi ministeriali laici e scientificamente fondati. La scuola della Repubblica non può continuare a delegare parte della formazione dei cittadini a un’autorità religiosa esterna.
4. Equità fiscale per tutti gli enti
Le esenzioni fiscali di cui gode la Chiesa cattolica su immobili e attività economiche rappresentano un tema di giustizia distributiva. Quando enti ecclesiastici gestiscono strutture alberghiere, cliniche private o istituti scolastici a pagamento, operano di fatto come imprese commerciali.
È necessario applicare il principio della parità di trattamento: ogni attività con finalità commerciali deve contribuire al bilancio pubblico come qualsiasi altra impresa, indipendentemente dalla natura giuridica del soggetto gestore. Le attività strettamente di culto potrebbero mantenere agevolazioni specifiche, ma tutto ciò che genera profitto dovrebbe sottostare alle regole fiscali ordinarie, compreso il pagamento integrale di IMU e imposte locali.
In un paese dove i cittadini comuni faticano a pagare le tasse sulla prima casa, non è accettabile che organizzazioni religiose gestiscano attività lucrative senza contribuire al bene comune. L’equità fiscale è un principio elementare di giustizia sociale.
5. Autonomia legislativa e libertà di coscienza
L’ultima riforma, forse la più delicata, riguarda l’indipendenza del processo legislativo da condizionamenti confessionali. Su temi come il fine vita, la procreazione assistita, i diritti delle persone LGBTQ+ o l’interruzione volontaria di gravidanza, il dibattito pubblico viene spesso influenzato pesantemente da posizioni dottrinali cattoliche.
Uno Stato laico deve garantire che le leggi nascano da un confronto libero tra diverse visioni etiche, filosofiche e politiche, tutte ugualmente legittime. I principi costituzionali di dignità umana, libertà personale e autodeterminazione devono prevalere su qualsiasi precetto religioso specifico. Ciò non impedisce ai credenti di contribuire al dibattito pubblico con le proprie convinzioni, ma richiede che le istituzioni mantengano equidistanza e che le decisioni finali rispondano alla ragione pubblica, non alla fede di una parte.
Rompere con l’eredità fascista
Queste cinque riforme non nascono da pregiudizio anticattolico, ma dalla convinzione che uno Stato moderno, democratico e antifascista debba finalmente chiudere i conti con un’eredità nata sotto la dittatura. I Patti Lateranensi furono uno strumento di regime, pensati per consolidare un potere autoritario attraverso l’alleanza con il Vaticano.
Mantenere oggi quelle strutture concordatarie, quei privilegi fiscali, quel controllo sull’istruzione pubblica significa perpetuare un’anomalia storica che contraddice i principi della Repubblica nata dalla Resistenza. La Costituzione antifascista non può continuare a convivere con accordi firmati da Mussolini.
La laicità non è nemica della religione, ma custode della libertà di tutti: di chi crede, di chi non crede, di chi crede diversamente. In un’Italia sempre più plurale, dove convivono cattolici, musulmani, evangelici, ebrei, buddisti, agnostici e atei, mantenere privilegi storici per una singola confessione significa perpetuare un’ingiustizia nata sotto il fascismo.
È tempo di costruire uno Stato veramente laico, dove nessuna confessione goda di trattamenti speciali, dove chi vuole sostenere la propria fede lo faccia liberamente con le proprie risorse, dove la scuola pubblica formi cittadini consapevoli e non fedeli indottrinati, dove le leggi rispondano alla Costituzione e non ai precetti di una chiesa.
Solo così potremo realizzare quella Repubblica democratica e antifascista che la Resistenza ha voluto consegnarci: uno Stato che non si identifica con alcuna fede, ma che rispetta e protegge tutte le fedi, insieme alla libertà di non averne alcuna.